cappello1.png
cappello.png

Il berreto da baseball

Ideato circa cent’anni fa, non si sa esattamente da chi, questo morbido ed avvolgente copricapo fa parte della divisa dei giocatori di baseball. Per molti anni gli unici ad indossare il berretto da baseball, al di fuori dei giocatori, erano i bambini e certe giovani ragazze che si divertivano a fare, come si usava dire, le “maschiacce”. Agli adulti il regolamento della moda di allora non consentiva di mettere questo genere di copricapo perché non era considerato dignitoso in quanto indossato da delinquenti o derelitti. L’ascesa su scala planetaria del berretto da baseball è iniziata negli anni sessanta, gli anni della contestazione e del declino dell’abbigliamento tradizionale. Da una ventina d’anni questo cappellino è diventato una sorta di simbolo, l’emblema di uno stile di vita, una moda unisex generalizzata. Il berretto da baseball si può portare in tre modi: come i giocatori di baseball, con la visiera davanti, come Jackie Coogan de Il monello, con la visiera che copre l’orecchio, o alla maniera dei rappers hip-hop, con la visiera rivolta all’indietro. Oggi chi gira per la città con in testa questo berrettino (padri, madri, bambini, giovani, pensionati, commesse, avvocati, medici, idraulici, panettieri, preti) pensa di comunicare esuberanza, vigoria, giovinezza, sportività, insomma: una personalità piacevolmente divertente e disinvolta. “I berretti da baseball sono le nuove T-Shirt”, annunciava nel 1991 il “New York Times”, alludendo alla straordinaria ed incredibile diffusione in tutto il mondo di questo berretto. In realtà, come per le T-Shirt, chi indossa questo indumento si fa vettore volontario di pubblicità e propaganda altrui: ogni berretto porta, sopra la visiera, un marchio commerciale, il nome di una celebrità politica o dello spettacolo, il nome di una località turistica, slogan religiosi, il logo di una squadra di baseball. (Tratto dal libro “That’s America!” di Carlo Masi)

Il berretto della Rams sfoggia, con orgoglio, l’iniziale del proprio nome, simbolo della propria storia, della propria identità. Come ogni squadra che si rispetti oltre oceano, così anche i viterbesi hanno il loro logo dentro la testa e, visibile a tutti, sulla propria fronte. Con una continuità grafica, l’appendice veterana della Rams, gli Old Lions, hanno ricamato sul proprio copricapo un ruggente “O L” giallo su campo azzurro, i colori di Viterbo.